Bitcoin ha esteso la correzione fino a 62.000$, segnando un drawdown di circa il 50% dai massimi di ottobre e un calo del 17% nell’ultima seduta. Gli indicatori tecnici mostrano RSI giornaliero a 28, in area di ipervenduto, mentre il MACD resta negativo sotto la linea dello zero, confermando una pressione ribassista ancora attiva.
Il movimento si inserisce in un contesto macro dominato da tensioni geopolitiche e da una rotazione verso asset rifugio, uno scenario che gli investitori europei stanno monitorando con crescente cautela.

Cosa sta guidando la correzione di Bitcoin?
Il ribasso ha preso slancio a metà gennaio, quando l’instabilità geopolitica legata alla politica estera statunitense ha innescato un aumento dell’avversione al rischio, già evidente nel mercato crypto in calo. Bitcoin ha violato prima il supporto a 75.000$ e poi quello intermedio a 68.000$, accelerando verso l’area 60.000–62.000$, livello che ora funge da supporto psicologico chiave.
Un ruolo centrale lo giocano i deflussi dagli ETF spot su Bitcoin, con vendite istituzionali che hanno superato 1,2 miliardi di dollari nelle ultime tre settimane. Deutsche Bank ha collegato la dinamica a una riduzione dell’esposizione da parte di investitori long-only, in parallelo al calo del Nasdaq (-4,8% settimanale), rafforzando la correlazione tra crypto e tecnologia.
Flussi istituzionali e dati on-chain sotto pressione
I dati on-chain mostrano un aumento della supply di BTC sugli exchange al 12,3% dell’offerta circolante, in crescita di 0,8 punti percentuali da dicembre, segnale di potenziale pressione di vendita. Le whale hanno trasferito oltre 35.000 BTC verso piattaforme centralizzate nell’ultimo mese, mentre l’hash rate resta stabile vicino a 610 EH/s, indicando che i miner non stanno capitolando in modo aggressivo.
In questo contesto, il tentativo di recupero di Bitcoin appare fragile: le medie mobili a 50 e 200 giorni transitano rispettivamente a 78.400$ e 71.200$, entrambe sopra i prezzi attuali e quindi come resistenze dinamiche. La dominanza di Bitcoin resta elevata al 57,29%, mentre Ethereum scende al 10,74%, segnalando una riduzione dell’appetito per il rischio sull’intero comparto.
Implicazioni per investitori europei e quadro regolamentare
Per gli investitori italiani, il contesto è reso più complesso dall’entrata in vigore graduale di MiCA, che aumenta la trasparenza ma non attenua la volatilità di breve periodo. La CONSOB continua a richiamare l’attenzione sui rischi di mercato, soprattutto in fasi di deleveraging come l’attuale, in cui l’open interest sui futures BTC è sceso del 22% da ottobre.
Un elemento di bilanciamento arriva dalla storia ciclica di Bitcoin: dopo il massimo del 2021 a 69.000$, l’asset aveva perso il 78% prima di stabilizzarsi sotto i 16.000$. Tuttavia, una rottura decisa sotto i 60.000$ aprirebbe spazio a un ritracciamento verso 52.000$, mentre un recupero sopra i supporti chiave di Bitcoin a 68.000$ sarebbe il primo segnale di stabilizzazione.
In sintesi, la fase attuale richiede un approccio prudente e data-driven: i livelli da monitorare restano 60.000$ come supporto critico e 72.000$ come prima resistenza. Finché i flussi ETF non torneranno positivi e il quadro macro resterà teso, il consolidamento appare lo scenario più probabile nel breve termine.
