Il governo USA può intervenire su Bitcoin? Bessent esclude un salvataggio

Le criptovalute sono considerate una classe di asset di investimento ad alto rischio. Investire in crypto può comportare la perdita parziale o totale del capitale. Il contenuto di questo sito web è destinato esclusivamente a scopo informativo e didattico e non deve essere interpretato come consulenza finanziaria o di investimento.
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Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha confermato che il governo federale non interverrà per salvare Bitcoin, nemmeno in scenari di crisi acuta sui mercati. Durante un’audizione al Congresso tenutasi mercoledì, Bessent ha chiarito davanti alla House Financial Services Committee che il Dipartimento del Tesoro non possiede l’autorità per utilizzare denaro dei contribuenti per stabilizzare il prezzo degli asset digitali.

La notizia arriva in un momento delicato, con Bitcoin che scambia intorno ai 70.000 dollari, segnando un drastico calo di oltre il 40% rispetto al massimo storico di 126.199 dollari.

Cosa significa la dottrina “no-bailout” per Bitcoin?

La dichiarazione di Bessent traccia una linea netta tra gli asset digitali e il sistema bancario tradizionale. Rispondendo al deputato Brad Sherman, che ipotizzava un intervento simile ai salvataggi bancari del 2008, il Segretario ha ribadito che il Financial Stability Oversight Council (FSOC) non coprirà le perdite degli investitori crypto. Bessent ha posto una domanda retorica fondamentale: «Che cosa significa esattamente “salvare Bitcoin”?», smontando l’idea che la fedeltà del governo possa estendersi alla volatilità delle criptovalute.

Questa presa di posizione, sebbene dura nel breve termine, rafforza paradossalmente la narrativa di Bitcoin come asset libero da manipolazioni statali centralizzate. Tuttavia, segnala anche che il mercato deve maturare: la volatilità dovrà essere assorbita interamente dai partecipanti, senza reti di sicurezza federali. Per l’industria, questo conferma che gli asset operano al di fuori delle garanzie sistemiche che proteggono le banche “too big to fail”.

Dati on-chain e sentiment istituzionale

La reazione del mercato non si è fatta attendere. Dopo l’audizione, Bitcoin ha testato zone critiche di supporto, scivolando verso l’area dei 70.000 dollari. L’investitore Michael Burry ha avvertito che la pressione di vendita potrebbe intensificarsi, mettendo a rischio le aziende con bilanci fortemente esposti in BTC accumulati durante la bull run precedente.

Ecco i dati chiave da monitorare in questa fase correttiva:

  • Drawdown: BTC è circa il 30% sotto il picco locale del 2026 di 97.924 dollari e quasi il 45% sotto l’ATH.
  • Riserve Governative: I 500 milioni di dollari in BTC confiscati dagli USA sono cresciuti a oltre 15 miliardi, ma la politica attuale esclude l’uso di questi fondi per influenzare il prezzo spot.
  • Volumi: Si registra un calo dell’attività retail, mentre le whale sembrano attendere conferme prima di riaccumulare, temendo ulteriori liquidazioni a cascata.

Implicazioni per gli investitori italiani ed europei

Per gli investitori italiani, questa dinamica evidenzia una divergenza importante. Mentre l’Europa opera sotto il quadro regolamentare MiCA (Markets in Crypto-Assets), che offre certe tutele operative e trasparenza sugli emittenti, l’approccio USA conferma che il rischio di prezzo rimane un affare puramente privato. Non ci saranno “paracadute” statali.

Dal punto di vista tecnico, la perdita dei supporti psicologici ha deteriorato il quadro di breve periodo. Gli trader dovrebbero monitorare con attenzione il supporto critico a 68.000 – 70.000 dollari. Una rottura decisa al ribasso potrebbe aprire la strada verso i 58.000 dollari. Al contrario, solo un recupero sopra gli 82.000 dollari potrebbe invalidare il trend ribassista attuale. La prudenza è d’obbligo: è sconsigliato l’uso eccessivo di leva finanziaria fino a quando il mercato non troverà un bottom strutturale.

In sintesi, il governo USA ha ufficialmente “gettato la spugna” su qualsiasi ipotesi di salvataggio statale per le criptovalute. Gli investitori devono prepararsi a una fase in cui il mercato dovrà trovare il proprio equilibrio senza aiuti esterni. Occhi puntati sui prossimi report dell’FSOC e sui flussi degli ETF per capire se il “smart money” sfrutterà questi prezzi per rientrare.

By Matteo Lazzi

Esperto in economia e fintech, con una particolare attenzione al mondo delle criptovalute, della blockchain e dei mercati finanziari globali. Con oltre 5 anni di esperienza nel settore, è autore di numerosi articoli pubblicati su testate di settore. Specializzato nell'analisi delle dinamiche dei mercati crypto, si concentra nel rendere argomenti complessi chiari e comprensibili per investitori e appassionati.