Due reti trainano le entrate dei Layer-1 mentre le meme coin rallentano e i derivati on-chain diventano la nuova normalità per trader e piattaforme.

All’inizio del 2025 la situazione era diversa, mentre oggi Hyperliquid e BNB Chain si prendono la scena con una quota complessiva vicina al 60%, e questo significa che la musica delle fee è cambiata, perché contano i derivati e non più le meme coin.
Per chi guarda alle migliori altcoin, la domanda vera non è quale token va di moda ma quali reti incassano di più, poiché dove passano volume e commissioni arrivano anche liquidità degli utenti e incentivi che trattengono la community.
Solana a inizio anno guidava le fee, tuttavia in ottobre è scesa al 9% mentre Hyperliquid ha superato il 40% e BNB Chain oltre il 20%, di conseguenza l’asse delle entrate L1 si è spostato verso piattaforme orientate al trading.
Dai meme ai derivati: perché contano le fee
Il passaggio non è solo di narrativa, poiché da attività a basso costo come le meme coin si è andati verso mercati intensivi di commissioni, quindi le reti che facilitano leve finanziarie attirano flussi, sviluppatori e modelli di business più stabili.
Hyperliquid corre grazie a HIP-3, che ha abilitato un programma di riduzione strategica delle fee, pertanto il binomio accesso aperto più costi competitivi ha generato volumi elevati e una crescita che sembra strutturale, non passeggera.
I numeri aiutano a capirlo: in ottobre 2024 faceva 2,4 milioni di dollari in fee, in ottobre 2025 sono 41 milioni, quindi +1.600% anno su anno, mentre nel Q2 2025 ha segnato 648 miliardi di dollari di volume con ricavi cumulati oltre 300 milioni.
Hyperliquid: quota e volumi da capogiro
Sommando gli ultimi 12 mesi si arriva a 1,57 trilioni di dollari scambiati e una market share nei DEX sopra il 60%, circa 10 volte il secondo, il che crea vantaggi di rete difficili da erodere rapidamente per i concorrenti.
Questo predominio non nasce nel vuoto, perché la riduzione delle fee incentiva i market maker mentre il matching rapido spinge i trader più attivi, e quando i power users trovano margine e profondità restano, portando con sé flussi e nuovi arrivati.
In un contesto simile le entrate L1 non dipendono più da stagioni speculative effimere ma da utilizzi ripetuti, quindi l’effetto è una base di ricavi più prevedibile, sebbene comunque soggetta a cicli di bull market e bear market del settore.
BNB Chain: spinta dall’ecosistema Binance
BNB Chain beneficia del collegamento stretto con Binance, dato che retail onramps come Binance Alpha e Binance Wallet convogliano utenti e liquidità, inoltre l’infrastruttura aggiornata con integrazioni come Aster fidelizza chi fa derivati.
Il ponte fluido tra l’exchange centralizzato e la blockchain nativa crea un effetto volano: onboarding semplice, UX familiare, asset trasferibili senza attrito, quindi si resta dove si è già, perché costi e tempo contano più delle promesse.
Il risultato è una quota fee sopra il 20% e un profilo sempre più trading-centric, che non esclude dApp generaliste ma che, realisticamente, punta a massimizzare ciò che oggi genera entrate: volumi di perps e attività ad alta intensità di commissioni.
Solana ed Ethereum: resilienza con pressioni
Solana ha visto le fee calare del 34% a 6,6 milioni di dollari, complice il raffreddamento dell’hype intorno a TRUMP, tuttavia la base tecnologica resta valida e potrebbe riaccendersi se tornassero dApp fresche o nuova speculazione.
Ethereum continua a essere un L1 generalista solido, e in ottobre 2025 ha generato 21,6 milioni di dollari di fee, circa la metà di Hyperliquid, quindi la sfida è diversificare i flussi, perché DeFi e dApp non sempre muovono rally sostenuti.
Nel 2026 Western Union intende lanciare USDPT, una stablecoin ancorata al dollaro su Solana, scelta che porta credibilità istituzionale pur non colmando automaticamente il gap di fee, poiché i derivati rimangono la fonte di ricavi più intensa.
