Citigroup aggiorna le stime: Bitcoin a 181.000 in 12 mesi ed Ethereum più forte grazie a staking e DeFi, con scenari alternativi in caso di contesto macro bearish e dollaro robusto. Outlook divergente ma centrale per i portafogli istituzionali.
C’è un cambio di passo nei modelli, perché Citigroup ricalibra le aspettative sulla scia di vari segnali macro e on-chain, pur mantenendo un approccio prudente. In questo contesto, l’idea che Bitcoin resti al centro della narrazione e sia sempre tra le migliori criptovalute rimane valida, sebbene non manchino frizioni di breve periodo.

Il messaggio, a conti fatti, suona chiaro ma sfumato: obiettivi più ambiziosi sul medio termine, accompagnati da caveat espliciti su tassi, dollaro e materie prime. Ne risulta un quadro coerente con un mercato che alterna fasi di bullish convinto a momenti di pausa forzata e riprezzamento.
In apertura, la banca colloca Bitcoin a 133.000 entro fine 2025 e a 181.000 su orizzonte 12 mesi, mentre in scenario recessivo bearish ipotizza un rientro fino a 83.000. Numeri netti, che si inseriscono in un ciclo ancora dominato da narrativa, liquidità e adozione istituzionale.
Bitcoin tra ottimismo cauto e rischi
Il filo conduttore è una “adozione di lungo periodo” ancora intatta, ma con scollamento temporaneo rispetto ai modelli di adozione. Secondo l’analisi, pesano un dollaro più forte e un oro in affanno; di conseguenza, i target precedenti vengono limati con metodo.
Interessante notare come la banca non scambi il rumore della rete per trend: riconosce fattori tecnici e macro che incidono sui flussi, tuttavia preserva la traiettoria di fondo. È il classico equilibrio tra narrativa e fondamentali, dove gli shock esterni costringono a ribilanciamenti ordinati.
In uno scenario di price discovery rinnovato, la distanza dai modelli non esclude rimbalzi, ma impone disciplina: volatilità elevata, correlazioni ballerine e sensibilità ai dati macro.
Ethereum e il ruolo della finanza on-chain
Il capitolo Ethereum riceve un upgrade più deciso: 4.500 entro fine 2025, fino a 5.440 in 12 mesi. La forchetta resta ampia, con 6.400 nello scenario più ottimistico e 2.200 in quello prudente, a conferma di una volatilità strutturale ma indirizzata.
La spinta principale arriva dai flussi istituzionali in aumento, dal profilo “asset che genera rendimento” e dalle leve offerte da staking e infrastruttura DeFi. Il posizionamento come componente “yield” nei portafogli sembra piacere, perché crea una narrativa investibile e misurabile.
Tuttavia, c’è una precisazione cruciale: la crescita dei Layer-2, pur alleggerendo la congestione del mainnet e favorendo la community, non sempre si traduce in valore intrinseco aggiuntivo per ETH. È un’osservazione tecnica, che invita a distinguere scala da cattura di valore.
Divergenze e cornice di rischio
Questa divergenza tra i due leader, più marcata di quanto accadesse mesi fa, racconta un mercato che assegna ruoli distinti. Bitcoin conserva l’aura di “riserva digitale”, Ethereum consolida il profilo operativo, quasi infrastrutturale, dentro un ecosistema brulicante di creators e applicazioni.
Sullo sfondo resta l’avvertenza: le crypto sono asset ad alto rischio. Anche con target allettanti, la traiettoria non è una linea retta, perché la sensibilità ai dati macro è elevata. Tassi, dollaro e liquidità globale restano i metronomi che dettano il passo quotidiano.
Di conseguenza, la banca ribadisce che Bitcoin ed Ethereum rimangono centrali nei portafogli istituzionali, ma con metriche di valutazione diverse. L’una più legata alla narrativa di adozione e scarsità; l’altra ancorata a staking, Layer-2 e rendimenti compositi.
